Visualizzazione post con etichetta mura Aureliane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mura Aureliane. Mostra tutti i post

20 novembre 2012

Via Appia


Chiamata dai Romani Regina Viarum, regina delle strade, la via Appia Antica è la più famosa tra le strade consolari romane e, partendo da Porta San Sebastiano, si sviluppa lungo 9 chilometri fra pini marittimi e campi coltivati. La fece tracciare il censore Appio Claudio nel 312 a.C., probabilmente su una strada ancora precedente che portava ai Colli Albani che lui fece prolungare sino a Capua. Fu lastricata nel 258 a.C. e nel 190 a.C. fu ulteriormente prolungata fino a Brindisi.

Percorsi della via Appia. In rosso l'Appia Antica ed in blu l'Appia Traiana
Ancora utilizzata durante il Medioevo, la strada cadde poi in disuso e fu riaperta soltanto sotto Pio VI nel XVIII secolo. Solo in seguito nacque l’idea di trasformarla in parco archeologico, idea che si concretizzò verso la fine dell’Ottocento e che tuttora è in fase di perfezionamento.

Molti sono i resti degli edifici che accompagnano il percorso di questa strada, rendendola unica per fascino e interesse, infatti la prescrizione di seppellire i morti al di fuori delle Mura Aureliane, portò ad una progressiva edificazione lungo la via Appia di sepolcreti e mausolei, talora anche di sfarzo e grandezza monumentali, come nel caso della Tomba di Annia Regilla o della Tomba di Cecilia Metella, celebre monumento funebre, risalente agli ultimi decenni dell’età repubblicana che fu inglobato nel Medioevo nel Castello dei Caetani.

La bellezza e la quiete del luogo indussero anche alla costruzione di edifici sacri e di dimore principesche: così, agli inizi del IV secolo, a ridosso della via sorse l’ultimo Palazzo Imperiale di Roma antica, presso il quale trovarono posto il Circo di Massenzio e l’immancabile sepolcreto familiare, il Mausoleo di Romolo, dedicato appunto da Massenzio al figlio morto giovinetto e in cui furono sepolti anche gli altri membri della famiglia.

17 novembre 2012

Porta Latina

Porta Latina è una delle porte che si aprono nelle Mura Aureliane di Roma, è tra le più imponenti e meglio conservate dell’intera cerchia muraria ed il suo nome deriva da quello dell’omonima via che la attraversa e che, in epoca romana, era la strada per giungere fino a Capua.


Secondo una leggenda del XIV secolo  il nome deriverebbe dal fatto che qui si sarebbe nascosto (latens, appunto) il dio Saturno, in fuga dopo essere stato detronizzato dal figlio Giove.
La struttura della porta, che non ha subito interventi tali da alterare sensibilmente l’aspetto originario, è probabilmente sempre stata ad una sola arcata, che all’epoca della ristrutturazione della cerchia cittadina operata dall’imperatore Onorio nel 401 – 403fu sensibilmente ridotta, unica tra le porte aureliane, da circa 4,20 m di larghezza per 6,55 di altezza (la traccia della dimensione originale è ancora visibile) agli attuali 3,73 per 5,65 metri, probabilmente per motivi difensivi.
Al centro dell’arco, sul lato esterno, è tuttora visibile il monogramma di Costantino, mentre sul lato opposto è incisa una croce greca.

L’intero edificio, merlato, è affiancato da due torri a pianta semicircolare fornite di feritoie; quella sul lato destro fu però interamente riedificata da Onorio ed in seguito restaurata in epoca medievale. Ma anche l’altra subì un rimaneggiamento di un certo rilievo: lo dimostra la presenza delle feritoie per gli arcieri anziché i finestroni per le baliste, come nelle torri originarie di Aureliano. L’accesso alla camera di manovra era consentito attraverso una porticina, tuttora esistente e funzionante, sul lato interno della torre di destra: la chiusura esterna era a saracinesca, mentre quella interna a due battenti.

Non molto fortunata, la porta fu chiusa per interramento prima dal re Ladislao di Napoli nel 1408, insieme alla Porta Asinaria, durante l’occupazione della città (ma fu riaperta dopo solo quattro mesi), poi nel 1576 e nel 1656 in occasione, per entrambe le circostanze, di una pestilenza (grave in quasi tutta Italia la seconda). In quest’ultima circostanza trascuratezza o lungaggini burocratiche la tennero chiusa per ben 13 anni, fino all’intervento risolutore del cardinal Giulio Gabrielli che il 5 maggio 1669 la fece riaprire con una solenne cerimonia.

A parte le epidemie, un valido motivo del declino della porta fu la progressiva perdita d’importanza della via Latina a favore della vicina via Appia Nuova, né la vicinanza dell’importante Chiesa di San Giovanni a Porta Latina riuscì a frenarne la crisi. La porta fu riaperta solo nel 1911, dopo essere riuscita a bloccare anche le truppe italiane che, nel settembre 1870, avevano tentato di aprire qui, prima ancora che a Porta Pia, una breccia.