20 settembre 2012

Porta Pia


Porta Pia è una delle porte che si aprono nelle Mura aureliane di Roma, diventata particolarmente nota il 20 settembre 1870, quando il tratto di mura adiacente la porta fu lo scenario della fine dello Stato Pontificio.
Si tratta di una delle ultime opere di Michelangelo, in cui l’artista utilizza elementi architettonici ed una sintassi compositiva particolarmente innovativi.
Fu costruita per ordine di papa Pio IV (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565 in sostituzione della Porta Nomentana che contemporaneamente fu chiusa e che si trovava a meno di un centinaio di metri verso est.
La maggior parte degli esperti ritiene che l’interesse principale di Michelangelo fosse rivolto più all’aspetto teatrale-pittorico della porta che a quello funzionale: infatti, la porta è collocata alla fine della strada Pia, che riprendeva il tracciato dell’antica “Alta Semita” e proseguiva poi per la moderna via XX Settembre (data della breccia).


Per un maggiore effetto scenico la porta era arretrata rispetto alla linea delle mura, alla quale era collegata con due tratti di muro laterali obliqui, sovrastati dalla stessa merlatura della porta, ad una sola arcata con la facciata rivolta verso la città.
Una seconda arcata fu aperta intorno al 1575 per agevolare il transito del traffico, aumentato per la chiusura della vicina porta Nomentana.

La facciata verso l’esterno della città fu terminata nel 1869 su progetto in stile neoclassico di Virginio Vespignani, il quale sembra si sia ispirato ad un’incisione del 1568 che doveva essere abbastanza vicina al progetto originario michelangiolesco. Iniziata nel 1853 con un restauro per i danni subiti due anni prima per la caduta di un fulmine, furono realizzati anche gli edifici ed il cortile interno. La facciata, in linea con la cinta muraria, ospita due statue, fiancheggiate da quattro colonne: di Sant’Agnese e di Sant’Alessandro, che il Vespignani collocò all’interno di apposite nicchie, secondo la volontà di Pio IX.

Dopo cinque ore di cannoneggiamento dell’artiglieria del Regno d’Italia, fu fatta brillare una carica posta dai reali guastatori che provocò il crollo della fortificazione ed aprì una breccia di circa 30 metri nelle Mura, la cosiddetta Breccia di Porta Pia, attraverso la quale irruppero i bersaglieri ed altri reparti di fanteria. Nel punto esatto in cui fu aperta la breccia, una cinquantina di metri ad ovest della porta, è stato eretto un monumento in marmo e bronzo; di fronte alla porta, al centro del piazzale di Porta Pia, si trova il Monumento al Bersagliere, opera di Publio Morbiducci, posto nel 1932.

Il monumento è costituito da un’imponente scultura in bronzo, alta 4 metri, su base in travertino, che raffigura il Bersagliere scattante all’assalto, interpretando in modo autentico il carattere “popolare” del bersagliere. Sui lati maggiori dello stesso basamento si trovano bassorilievi in pietra di Trani che raffigurano personaggi e battaglie combattute dai bersaglieri: Ponte di Goito, Luciano Manara, Porta Pia (a sinistra); Sciara Sciat, Enrico Toti, Riva di Villasanta (a destra).

Nella parte anteriore della base in travertino, una frase riassume in quattro parole la forza e l’impeto del corpo dell’esercito che realizzò la breccia di Porta Pia:
Nulla resiste al bersagliere

17 settembre 2012

Il Grande Raccordo Anulare

Il Grande Raccordo Anulare o GRA, classificato come A90, è l'autostrada tangenziale, senza pedaggio, che circonda anularmente Roma. È caratterizzato dal tracciato circolare chiuso e senza discontinuità, con un diametro di circa 21 km, lungo 68,223 km, gestito direttamente dall'ANAS e percorso giornalmente da circa 160.000 veicoli (58 milioni l'anno), risultando tra le autostrade italiane con il più alto volume di traffico.

L'inizio del GRA è posto convenzionalmente all'intersezione con la via Aurelia, cui corrisponde l'uscita n. 1. Le progressive chilometriche si susseguono da qui in senso orario (la corsia interna). Sono presenti 42 svincoli (in media uno ogni circa 1,66 km), di cui 33 numerati a fine anni novanta. È comunque tuttora prevalente l'abitudine, specie fra i romani, di riferirsi alle uscite con il nome della strada incrociata.
Altra caratteristica significativa, assente nelle autostrade a pedaggio, è la presenza di alcuni svincoli di inversione di marcia.


Contrariamente alla maggior parte delle autostrade tangenziali italiane, dove gli alti volumi di traffico hanno richiesto l'adozione di limiti di velocità particolari (110 o anche 90 km/h), sul GRA sono applicati i limiti standard previsti dal vigente Codice della strada, ovvero:
  • 130 km/h nelle carreggiate principali, con l'ulteriore indicazione, in alcuni tratti, di velocità minima consentita di 90 e 60 km/h rispettivamente nella corsia di marcia centrale e di destra;
  • 70 km/h (60 in alcuni tratti) sulle complanari ad almeno 2 corsie per senso di marcia;
  • 50 km/h nei tratti di complanare a 1 corsia;
  • 40 km/h sulle rampe degli svincoli.


Il nome dell'autostrada sia in realtà un eponimo ufficioso dell'ingegner Eugenio Gra, il principale ideatore e sostenitore dell'opera, nonché direttore generale dell'ANAS all'epoca della realizzazione; l'apporto di Gra fu di tale rilevanza da divenire consuetudine che tutti coloro coinvolti nel progetto si riferissero alla strada, nelle fasi di progettazione e costruzione, con il nomignolo «Il Gra». Per mantenere tale nomenclatura fu quindi studiato ad arte l'acronimo Grande Raccordo Anulare.