31 luglio 2012

Palazzo della Civiltà Italiana

Il Palazzo della Civiltà Italiana, talvolta chiamato della Civiltà del Lavoro, è un edificio monumentale che si trova a Roma nel moderno quartiere dell'EUR. Pensato fin dal 1936 e progettato nel 1937, la sua costruzione iniziò nel luglio 1938 e fu inaugurato, benché incompleto, nel 1940; i lavori si interruppero nel 1943 per poi essere ultimati nel dopoguerra.
L'edificio è a pianta quadrata ed appare come un parallelepipedo a quattro facce uguali, con struttura in cemento armato e copertura interamente in travertino; presenta 54 archi per facciata (9 in linea e 6 in colonna) e per questo è stato ribattezzato anche Colosseo quadrato.
È stato dichiarato dal ministero per i Beni e le Attività Culturali edificio di interesse culturale ex d.lgs. 42/2004, ed è quindi vincolato ad usi espositivi e museali.



La storia del Palazzo è legata strettamente a quella del quartiere dell'EUR. Infatti, dopo l'assegnazione a Roma (da poco capitale di un nuovo impero coloniale) dell'Esposizione universale del 1942, il governo italiano intese cogliere l'occasione per celebrare in tale data il ventennale del regime fascista e per sviluppare, contemporaneamente, l'urbanizzazione della città lungo l'asse viario che portava al mare.


Il palazzo, i cui lavori presero inizio nel luglio del 1938, assunse la forma di un parallelepipedo a base quadrata che sulle quattro testate riporta, scolpita sul travertino che lo ricopre, la dicitura in stampatello su tre righe: “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori”. 
Alto 60 metri, con una base di 53 metri, esso poggia su un basamento a gradini la cui altezza massima, sul fronte che guarda la ferrovia Roma - Ostia, è di 18 metri, mentre invece dal lato di viale della Civiltà del Lavoro l'ingresso è praticamente a livello della strada.


Negli archi del piano terreno si trovano 28 statue (6 per le facciate verso viale della Civiltà del Lavoro e la scalinata, e 8 nelle altre due facciate), ciascuna di esse allegorica delle virtù del popolo italiano: in senso orario a partire dalla prima a sinistra del fronte su viale della Civiltà del Lavoro figurano le allegorie dell'eroismo, della musica, l'artigianato, il genio politico, l'ordine sociale, il lavoro, l'agricoltura, la filosofia, il commercio, l'industria, l'archeologia, l'astronomia, la storia, il genio inventivo, l'architettura, il diritto, il primato della navigazione, la scultura, la matematica, il genio del teatro, la chimica, la stampa, la medicina, la geografia, la fisica, il genio della poesia, la pittura ed il genio militare.

Ai quattro angoli del basamento si trovano altrettanti monumenti equestri raffiguranti i Dioscuri, opera di Publio Morbiducci ed Alberto Felci; la coppia di monumenti sul lato sudorientale guarda verso viale della Civiltà del Lavoro, quella sul lato nordoccidentale spazia verso la città dal lato aperto della collina su cui sorge l'edificio.
Tutto il complesso si trova, dal punto di vista toponomastico, in un'area chiamata Quadrato della Concordia.

Dal punto di vista architettonico il Palazzo è visto come un esempio di compromissione con il regime: conservatore nell'impianto, esso aderisce quasi completamente allo schema formale imposto dallo spirito ideologico, di stampo monumentalistico, che si era oramai delineato in Italia dopo quindici anni di fascismo; la stessa scelta del travertino, oltre a rispondere alle citate esigenze di ritorno alla tradizione dell'Impero romano, serviva a soddisfare i desiderata autarchici del regime, il quale voleva mostrare autosufficienza economica e capacità di realizzare un edificio di tali dimensioni utilizzando solamente la pietra, essendo l'uso del ferro e del cemento reso difficile dalla loro scarsa disponibilità derivante dalle sanzioni imposte all'Italia a seguito della guerra d'Etiopia.

Per la sua particolare architettura ed il suo richiamo alle forme monumentali della Roma antica, il Palazzo della Civiltà Italiana, come del resto anche altri luoghi dell'EUR, è stato spesso l'ambientazione, oppure lo sfondo, di spot pubblicitari e di produzioni cinematografiche come Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini.

20 luglio 2012

Rossella Urru è libera

“Volevo ringraziare per tutto il lavoro che c’è stato per farmi tornare a casa. Ringrazio tanto il ministero degli Esteri, l’unità di crisi: sto bene, intendo continuare a lavorare nella cooperazione”. L’ha detto Rossella Urru appena giunta a Roma dopo 270 giorni di prigionia.
All'aeroporto di Ciampino l’ha accolta il premier Mario Monti dicendole: “Lei e i suoi familiari avete avuto una forza straordinaria. L’Italia ha avuto tanto affetto per lei come tutti gli organi dello Stato che ringrazio per essersi prodigati”.

La liberazione è avvenuta in Mali, nella regione di Goa; da Timbuctù, dove è stata consegnata nelle mani dei mediatori, è stata trasferita nel Burkina Faso insieme ai due colleghi spagnoli, Ainhoa Fernández del Rincón ed Enric Gonyalons.

29 giugno 2012

Casa protostorica di Fidene

La casa protostorica di Fidene è la ricostruzione, in scala reale, di una casa della fine del IX secolo a. C. rinvenuta quasi integra nella borgata Fidene, a Roma, nella zona di Castel Giubileo.
La ricostruzione, realizzata con l’ausilio di tecniche costruttive antiche, è situata in un’area recintata di via Quarrata, a non molta distanza dal sito della struttura originale, risalente all’età del ferro.


L'ambiente era allora molto diverso da quello attuale, c'erano infatti estese zone boscose costituite da querce ed olmi. L'abitato sorgeva su un'altura, sulla riva destra del fiume Tevere, in una posizione strategica che permetteva il controllo sul territorio ed i collegamenti con i vicini centri etruschi.
La sua quota era di circa 2 metri al di sotto del livello stradale odierno.

La capanna è realizzata con la tecnica del pisè di terra, consistente nell'impastare in casseforme di tavole di legno l'argilla con fibre vegetali, paglia sminuzzata, frammenti di terracotta e letame al fine di favorirne l'elasticità ed impedire le crepe: si ottenevano, così, dei grossi blocchi di argilla essiccata al cui interno erano stati conficcati dei pali che permettevano di sovrapporre i blocchi e di rinforzare la struttura della parete che si andava formando intorno ai sette robusti pali fissati nel terreno, quattro agli angoli e tre intermedi.


Per la copertura del tetto, di forma conica, si preparata un’intelaiatura di legno ricoperta da un grosso strato di canne di palude disposte a spiovente rispetto alle pareti per impedire che l’acqua piovana sciogliesse l’argilla. Nel tetto si lasciavano due grandi aperture di forma triangolare che avevano una doppia funzione: permettere l'illuminazione dell'ambiente e consentire la fuoriuscita del fumo del focolare.



Una robusta porta di tavole di castagno, collegate tra loro da incastri e cavicchi di legno, dà l'accesso all'ambiente interno. Lateralmente sono state sistemate le riproduzioni di quattro doli di argilla, di cui due molto grandi, uno medio ed uno piccolo, che doveva contenere dell'argilla, probabilmente utilizzata per le riparazioni delle pareti.
Al centro è stato ricostruito il focolare composto da quattro sostegni tronco-piramidali di terracotta su cui poggiano gli alari metallici utilizzati per cuocere le carni.

24 giugno 2012

Piazza Quattro Fontane

L’incrocio tra le antiche Via Pia (oggi via del Quirinale - via XX Settembre) e Via Felice (il percorso che da Trinità dei Monti porta alla Basilica di Santa Maria Maggiore, oggi via Sistina - via Quattro Fontane - via A.Depretis) è caratterizzato dalla presenza, ai quattro angoli, di Quattro Fontane, che danno il nome all’incrocio, all’omonima strada ed alla Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane.
Caratteristica unica a Roma, dall’incrocio si possono vedere, in lontananza, gli obelischi di Santa Maria Maggiore (ad est), di Trinità dei Monti (ad ovest) e del Quirinale (a sud), nonché la michelangiolesca facciata interna di Porta Pia (a nord).
Terminato nel 1587 il restauro ed il ripristino dell’antico Acquedotto alessandrino, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da assicurare l’approvvigionamento idrico delle zone dei colli Viminale e Quirinale, allora scarsamente serviti, e fu di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Dopo la Fontana del Mosè e contemporaneamente a quella posta davanti al palazzo del Quirinale, papa Sisto V volle che l’incrocio tra quelle due importanti arterie avesse un degno ornamento. 
Sisto V aveva però speso talmente tanto per la realizzazione dell’acquedotto e per la Fontana del Mosè che per questa nuova opera ricorse ad un espediente che in futuro riscosse un certo favore: affidarsi alla munificenza dei privati, in modo che le fontane fossero “semipubbliche”. Due furono i sostenitori dell’opera: Muzio Mattei che, possedendo un immobile anche in corrispondenza dell’incrocio, offrì il suo finanziamento per la costruzione di tre delle quattro fontane e Giacomo Gridenzoni che finanziò la quarta.
Le quattro opere in travertino furono realizzate tra il 1588 ed il 1593, sfruttando delle nicchie rettangolari di diversa dimensione, appositamente ricavate negli angoli dei palazzi. I soggetti, tutti diversi, sono però raggruppati a coppie analoghe che si fronteggiano: due figure maschili barbute, allegorie del Tevere e dell’Arno, e due femminili, che rappresentano Diana e Giunone. La prime due simboleggiano Roma e Firenze, mentre quelle di Diana e Giunone sono simbolo rispettivamente di Fedeltà e Fortezza.

Il Tevere (rione Monti)




L'Arno (rione Castro Pretorio)

Giunone (rione Trevi)
Diana (rione Trevi)















 


Tutte le figure sono sdraiate su un fianco, con l’acqua che si riversa in piccole vasche semicircolari. Tevere e Giunone hanno un ricco sfondo decorato (nel primo gruppo è ovviamente presente la lupa), mentre quello dell’Arno è molto più piccolo, con un semplice rilievo di vegetazione da cui spunta un leone, e Diana non ne possiede affatto, ma è fornita di alcuni elementi caratteristici delle insegne di papa Sisto V (la stella e la testa di leone scolpiti sulla vasca ed il trimonzio su cui la figura poggia il gomito).
Il disegno delle fontane del Tevere, dell’Arno e di Giunone è forse di Domenico Fontana (ma esistono diversi dubbi sull’attribuzione), che aveva progettato la via; la quarta, quella di Diana che volge le spalle a nord, è attribuita a Pietro da Cortona.
L’incrocio sul quale insistono le fontane è oggi il punto di raccordo di tre rioni diversi: Monti, Trevi e Castro Pretorio.
Nell'estate 2009 la fontana rappresentante il Tevere è stata danneggiata; il ritrovamento del frammento mancante ha tuttavia permesso l’avvio dei lavori di restauro. 

13 giugno 2012

La metro B1

Dalle 5.30 di oggi è in servizio la nuova linea B1 della metropolitana, la diramazione della linea B che collega piazza Bologna a Conca d’Oro: quattro chilometri per le tre nuove stazioni di Sant’Agnese/Annibaliano, Libia e Conca d’Oro.
Ad inaugurare l'opera il sindaco Gianni Alemanno presente all'apertura del servizio insieme all'assessore alla Mobilità, Antonello Aurigemma. "Oggi è una giornata importante, ha dichiarato il Sindaco, dall'ultima inaugurazione di una metro a Roma sono passati 12 anni. È stato fatto un enorme lavoro e dal punto di vista tecnologico questa linea è veramente all'avanguardia''. Gli incassi del primo giorno della metro B1 saranno devoluti alle popolazioni dell'Emilia colpite dal sisma. Da lunedì 18 scatterà anche il nuovo piano del trasporto pubblico di superficie della zona "in modo che tutte le linee bus siano collegate con le nuove stazioni della metro". 
Con l'apertura della nuova linea B1 i treni della metro B seguiranno due percorsi: da Laurentina a Conca d’Oro e viceversa; da Laurentina a Rebibbia e viceversa. La tratta comune è quella tra Laurentina e Bologna, qui, una parte dei treni prosegue come di consueto per la stazione Tiburtina e Rebibbia ed una parte imbocca la nuova linea.
La destinazione del treno sarà comunicata in banchina dal sistema di fonia e dai display mentre a bordo treno sarà annunciata la fermata successiva e la destinazione del treno.

La tratta B1 metterà in collegamento i quartieri a nord-est di Roma – Nomentano, Trieste, Montesacro, il quartiere Africano – con l’Eur, la Magliana, il Centro, Pietralata e la Tiburtina. I lavori sono durati 7 anni, con l’impiego di circa 1.100 tra ingegneri, tecnici e operai. I tecnici attribuiscono alla nuova linea una capacità di trasporto di 24mila persone nell’ora di punta per senso di marcia.

Mentre apre la tratta Bologna/Conca d’Oro, intanto, il cantiere prosegue per raggiungere piazzale Jonio e completare i cinque chilometri di tracciato.

L’apertura della nuova infrastruttura lascia un segno nel paesaggio dei quartieri che attraversa, con l’intervento architettonico delle stazioni Sant’Agnese /Annibaliano, Libia e Conca d’Oro: la stazione Libia si sviluppa in profondità come un palazzo di 6 piani.

7 giugno 2012

Porta Portese

Porta Portese è il mercato domenicale più grande e più famoso della capitale e si estende da via Portuense a via Ippolito Nievo, arrivando fino a viale Trastevere ed ovviamente alla piazza che da cui prende il nome, piazza di Porta Portese. Uno di quei luoghi che, a causa della massiccia affluenza, può vantare solerti parcheggiatori abusivi.

Come ogni mercato che si rispetti apre molto presto, intorno alle 6:00, poi si smonta tutto intorno alle 14:00. Porta Portese è talmente grande e vario che vi si può trovare di tutto: vestiti usati e nuovi, panini con salsiccia e porchetta, marche tarocche, vecchie biciclette, caschi da moto, valigie, borse, accessori per la casa, piante, dischi, antiquariato, mobili, dischi, cd, ombrelli, taglia puntarelle, portachiavi, giocattoli, cosmetici e ogni cosa vi venga in mente.
Dai venditori russi con binocoli, pile e merletti, agli infaticabili nigeriani tutti in fila in mezzo alla via del mercato poichè non hanno un banco di proprietà. Ma ci sono anche i peruviani con le loro maglie multicolore, gli indiani e i turchi con il loro argenti, i polacchi con le scarpe, i venditori del Bangladesh con gli incensi e le piume di pavone.